NOVENA DEL SANTO NATALE alla luce delle rivelazioni a Maria Valtorta

 

 

(Note e commenti a cura di Giovanna Busolini)

clicca qui per scaricare il file mp3 x non- vedenti sull'Annunciazione, l'arrivo a Betlemme e la nascita di Gesù. Voce di Daniela Giarla

1° GIORNO

Ecco verrà il Re, Signore della terra

ed Egli allon­tanerà il giogo della nostra schiavitù.  

DAGLI SCRITTI DI MARIA VALTORTA

L’Annunciazione.

Un anno è  trascorso da quando Maria, promessa sposa a Giuseppe, vive ormai sola nella sua casetta di Nazareth, in attesa del Suo sedicesimo compleanno e della Festa dei Tabernacoli, nella quale (come deciso assieme a Giuseppe) si svolgeranno le nozze vere, quelle che vedranno entrare Giuseppe nella sua casa come suo sposo.

Contrariamente all’usanza, dove era la donna che entrava nella casa dello sposo, nei casi come quello di Maria, che era figlia erede, se lo sposo era d’accordo, era possibile che fosse l’uomo ad andare a vivere nella casa della sposa.

Ed è in questo periodo che in un bel pomeriggio di Adar, accade quello che Lei non aveva mai, neanche minimamente previsto.

8 marzo 1944.

[1]Ciò che vedo. Maria, fanciulla giovanissima, quindici anni al massimo all’aspetto[2], è in una piccola stanza rettangola­re. Una vera stanza di fanciulla. Contro una delle due pareti più lunghe è il giaciglio: un basso lettuccio senza sponde, co­perto di alte stuoie o tappeti. Si direbbe che sono stesi o su una tavola o su un traliccio di canne, perché stanno molto rigidi e senza curve come avviene nei nostri letti. Contro l’altra pa­rete, una scansìa con una lucerna ad olio, dei rotoli di perga­mena, un lavoro di cucito piegato con cura, pare un ricamo.

Di fianco a questa, verso la porta che è aperta sull’orto[3] ma velata da una tenda che palpita ad un leggero vento, è seduta su uno sgabello basso la Vergine. Fila del lino candidissimo e morbido come una seta. Le sue piccole mani, solo di poco più scure del lino, prillano sveltamente il fuso. Il visetto giovanile, e tanto tanto bello, è lievemente curvo e lievemente sorri­dente, come se accarezzasse o seguisse qualche dolce pensiero.

Vi è molto silenzio nella casetta e nell’orto. Vi è molta pa­ce tanto sul viso di Maria quanto nell’ambiente che la circon­da. Pace e ordine. Tutto è lindo e ordinato, e l’ambiente, umi­lissimo nel suo aspetto e nelle suppellettili, quasi nudo come una cella, ha un che di austero e regale per il grande nitore e la cura con cui sono disposte le stoffe sul lettuccio, i rotoli, il lume, la piccola brocca di rame presso al lume, con entro un fascio di rami fioriti, rami di pesco o di pero. Non so. Sono cer­to di alberi da frutto di un bianco lievemente rosato[4].

Maria si mette a cantare sottovoce e poi alza lievemente la voce. Non va al gran canto. Ma è già una voce che vibra nella stanzetta e nella quale si sente una vibrazione d’anima. Non capisco le parole, dette certo in ebraico. Ma, dato che ri­pete ogni tanto: «Jehovà», intuisco che sia qualche canto sa­cro, forse un salmo. Forse Maria ricorda i canti del Tempio. E deve essere un dolce ricordo, perché posa sul grembo le ma­ni sorreggenti il filo e il fuso e alza il capo appoggiandolo in­dietro alla parete, accesa da un bel rossore nel viso, con gli occhi persi dietro a chissà quale soave pensiero, fatti lucidi da un’onda di pianto che non trabocca ma che li fa più grandi. Eppure quegli occhi ridono, sorridono al pensiero che vedono e che l’astrae dal sensibile. Il viso di Maria, emergente dalla veste bianca e semplicissima, così rosato e cinto dalle trecce che porta avvolte come corona intorno al capo, pare un bel fiore. Il canto si muta in preghiera:

«Signore Iddio Altissimo, non tardare oltre a mandare il tuo Servo per portare la pace sulla terra. Suscita il tempo propizio e la vergine pura e feconda per l’avvento del tuo Cristo. Padre, Padre santo, concedi alla tua serva di offrire la sua vita a questo scopo. Concedimi di mori­re dopo aver visto la tua Luce e la tua Giustizia sulla terra e di aver conosciuto che la Redenzione è compiuta[5]. O Padre santo, manda alla terra il Sospiro dei Profeti. Manda alla tua serva il Redentore. Che nell’ora in cui cessi il mio giorno, si apra per me la tua Dimora, perché le sue porte sono state già aperte dal tuo Cristo per tutti coloro che hanno sperato in Te. Vieni, vieni, o Spirito del Signore. Vieni ai tuoi fedeli che ti attendono. Vieni, Principe della Pace!…».

Maria resta assor­ta così…

La tenda palpita più forte, come se qualcuno dietro ad es­sa ventilasse con qualcosa o la scuotesse per scostarla. E una luce bianca di perla fusa ad argento puro fa più chiare le pa­reti lievemente gialline, più vivi i colori delle stoffe, più spiri­tuale il volto sollevato di Maria. Nella luce, e senza che la tenda sia scostata sul mistero che si compie – anzi non palpita più, pende ben rigida contro gli stipiti, come fosse parete che isola l’interno dall’esterno – si prosterna l’Arcangelo.

Deve necessariamente assumere aspetto umano. Ma è un aspetto trasumanato. Di quale carne è composta questa figu­ra bellissima e folgorante? Di quale sostanza l’ha materializ­zata Iddio per renderla sensibile ai sensi della Vergine? Solo Dio può possedere queste sostanze e usarle in tal maniera perfetta. È un volto, è un corpo, sono occhi, bocca, capelli e mani come le nostre. Ma non sono la nostra opaca materia. È una luce che ha preso colore di carne, di occhi, di chioma, di lab­bra, una luce che si muove e sorride e guarda e parla.

«Ave, Maria, piena di Grazia, ave! ». La voce è un dolce arpeggio come di perle gettate su un metallo prezioso.

Maria trasale e abbassa lo sguardo. E più trasale quando vede la fulgida creatura inginocchiata ad un metro circa di di­stanza da Lei e che, con le mani incrociate sul petto, la guar­da con una venerazione infinita.

Maria balza in piedi e si stringe alla parete. Diviene palli­da e rossa alternativamente. Il suo viso esprime stupore e sgo­mento[6]. Si stringe inconsciamente le mani sul seno nasconden­dole sotto le larghe maniche, si curva quasi per nascondere il più possibile il suo corpo. Un atto di pudore soave.

«No. Non temere. Il Signore è teco! Tu sei benedetta fra tutte le donne».

Ma Maria continua a temere. Da dove è venuto quell’esse­re straordinario? È un messo di Dio o dell’Ingannatore?

«Non temere, Maria!» ripete l’Arcangelo. «Io sono Gabrie­le, l’Angelo di Dio. Il mio Signore mi ha mandato a te. Non temere, perché tu hai trovato grazia presso Dio[7]. Ed ora tu concepirai nel seno e partorirai un Figlio e gli porrai nome “Ge­su”. Questi sarà grande, sarà chiamato Figlio dell’Altissimo (e tale sarà in vero) e il Signore Iddio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà in eterno sulla casa di Giacobbe, e il suo Regno non avrà mai fine.[8] Comprendi, o santa Vergine ama­ta dal Signore, Figlia benedetta di Lui, chiamata ad esser Ma­dre del suo Figlio, quale Figlio tu genererai».

«Come può avvenire questo se io non conosco uomo? Forse che il Signore Iddio più non accoglie l’offerta della sua serva e non mi vuole vergine per amor di Lui?»[9].

 ANNUNCIAZIONE

«Non per opera di uomo sarai Madre, o Maria. Tu sei l’e­terna Vergine, la Santa di Dio.

Lo Spirito Santo scenderà in te e la potenza dell’Altissimo ti adombrerà. Perciò Santo si chia­merà Colui che nascerà da te, e Figlio di Dio. Tutto può il Si­gnore Iddio nostro. Elisabetta, la sterile, nella sua vecchiaia ha concepito un figlio che sarà il Profeta del tuo Figlio, colui che ne prepara le vie. Il Signore ha levato a questa il suo ob­brobrio, e la sua memoria resterà nelle genti congiunta al no­me tuo, come il nome della sua creatura a quello del tuo San­to, e fino alla fine dei secoli le genti vi chiameranno beate per la Grazia del Signore venuta a voi ed a te specialmente; venu­ta alle genti per mezzo tuo.

Elisabetta è nel suo sesto mese ed il suo peso la solleva al gaudio, e più la solleverà quando conoscerà la tua gioia. Nulla è impossibile a Dio, Maria, piena di Grazia. Che devo dire al mio Signore? Non ti turbi pen­siero di sorta. Egli tutelerà gli interessi tuoi se a Lui ti affidi. Il mondo, il Cielo, l’Eterno attendono la tua parola!»[10].

Maria, incrociando a sua volta le mani sul petto e curvan­dosi in un profondo inchino, dice:

«Ecco l’ancella di Dio. Si faccia di me secondo la Sua[11] parola»[12].

L’Angelo sfavilla nella gioia. Adora, poiché certo egli vede lo Spirito di Dio abbassarsi sulla Vergine curva nell’adesione[13], e poi scompare senza smuover tenda, ma lasciandola ben tirata sul Mistero santo. 

ANGIOLETTO NOVENA

2° GIORNO

O Sapienza, che esci dalla bocca dell'Altissimo, ti estendi ai confini del mondo

e tutto disponi con soavità

e con forza, insegnaci la via della salvezza.

DAGLI SCRITTI DI MARIA VALTORTA

Commento di Maria SS. all’Annunciazione.

Dice Maria«Nella gioia, poiché quando ho compreso la missione a cui Dio mi chiamava fui ripiena di gioia, il mio cuore si aprì come un giglio serrato e se ne effuse quel sangue che fu zolla al Germe del Signore.

Gioia di esser madre.

M’ero consacrata a Dio dalla prima età, perché la luce dell’Altissimo m’aveva illuminato la causa del male del mondo ed avevo voluto, per quanto era in mio potere, cancellare da  me la traccia di Satana.

Io non sapevo di esser senza macchia. Non potevo pensare d’esserlo. Il solo pensarlo sarebbe stata presunzione e superbia, perché, nata da umani genitori, non m’era lecito pensare che proprio io ero l’Eletta ad esser la Senza Macchia.

Lo Spirito di Dio mi aveva istruita sul dolore del Padre davanti alla corruzione di Eva, che aveva voluto avvilire sé, creatura di grazia, ad un livello di creatura inferiore. Era in me l’intenzione di addolcire quel dolore riportando la mia carne alla purezza angelica col serbarmi inviolata da pensieri, desideri e contatti umani. Solo per Lui il mio palpito d’amore, solo a Lui il mio essere. Ma, se non era in me arsione di carne, era però ancora il sacrificio di non esser madre.

 MARIA IMMACOLATA

La maternità, priva di quanto ora la avvilisce, era stata concessa dal Padre creatore anche ad Eva. Dolce e pura maternità senza pesantezza di senso! Io l’ho provata! Di quanto s’è spogliata Eva rinunciando a questa ricchezza! Più che dell’immortalità. E non vi paia esagerazione. Il mio Gesù, e con Lui io, sua Madre, abbiamo conosciuto il languore della morte. Io il dolce languore di chi stanco si addormenta, Egli l’atroce lan­guore di chi muore per la sua condanna. Dunque anche a noi è venuta la morte. Ma la maternità, senza violazioni di sorta, è venuta a me sola, Eva nuova, perché io potessi dire al mon­do di qual dolcezza fosse la sorte della donna chiamata ad esser madre senza dolore di carne. E il desiderio di questa pura maternità poteva essere ed era anche nella vergine tutta di Dio, poiché essa è la gloria della donna. Se voi pensate, poi, in quale onore era tenuta la donna madre presso gli israeliti, ancor più potete pensare quale sacrificio avevo compiuto consacrandomi a questa privazione.

Ora alla sua serva l’eterno Buono dava questo dono senza levarmi il candore di cui m’ero vestita per esser fiore sul suo trono. Ed io ne giubilavo con la duplice gioia d’esser madre di un uomo e d’esser Madre di Dio.

Gioia d’esser Quella per cui la pace si rinsaldava fra Cielo e Terra. Oh! aver desiderato questa pace per amore di Dio e di prossimo, e sapere che per mezzo di me, povera ancella del Poten­te, essa veniva al mondo! Dire: “Oh! uomini, non piangete più. Io porto in me il segreto che vi farà felici. Non ve lo posso dire, perché è sigillato in me, nel mio cuore, come è chiuso il Figlio nel seno inviolato. Ma già ve lo porto fra voi, ma ogni ora che passa è più prossimo il momento in cui lo vedrete e ne conoscerete il Nome santo.”

Gioia d’aver fatto felice Iddio: gioia di credente per il suo Dio fatto felice.[…][14]


 

 [1]Maria Valtorta, L’Evangelo come mi è stato rivelato, Vol. 1 – 16.1-4 – ed. CEV.

 

 

[2]NDR Si è potuto desumere dai testi che precedono che Maria fosse nel Suo quindicesimo anno al momento del suo rientro a Nazareth, quale promessa sposa di Giuseppe, il falegname. Al momento dell’Annunzio dovrebbe quindi essere nel suo sedicesimo anno ed avere quindi quindici anni  e sette mesi ca.

 

 

[3]NDR Dalla descrizione di Maria Valtorta si comprende bene che la stanza di Maria è priva di finestre e che la luce viene dalla porta aperta, ma velata.

 

 

[4] NDR I fiori sapremo che sono di mandorlo e che venivano messi ogni anno nella brocca di rame in ricordo del ramo fiorito a Giuseppe. È quindi plausibile collocare l’Annunciazione verso la fine della prima metà del mese di Adar. Gesù ci rivela infatti che fra l’Annunciazione e l’arrivo a Ebron (prima dell’ottava di Pasqua che va dal 14 al 21 di Nissan) passerà circa un mese. Gesù poi (secondo gli scritti Valtortiani) nascerà nella notte fra il 18 ed il 19 di dicembre, che in quell’anno era il 25 di Kislev (o Casleu), primo giorno delle Encenie o Festa delle Luci. Per nascere, infatti, attendeva di essere a Betlemme e di dare inizio alla Festa delle Luci; Lui che era Luce del mondo doveva attendere per venire alla luce, quella notte particolare dove tutti gli Ebrei mettevano per otto giorni, sulla finestra, un lumino acceso in ricordo del lume che aveva miracolosamente brillato, per otto giorni, davanti all’altare del Tempio riconsacrato, nonostante il poco olio sacro ritrovato. 

 

 

[5] NDR Questa grazia le verrà ben concessa dal Padre e ben al di là delle sue speranze!

 

 

[6] Cfr. Luca 1, [29]A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.

 

 

[7] Cfr. Luca 1, [30]L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.

 

 

[8] Cfr. Luca 1, [31]Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. [32]Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre [33]e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

 

 

[9] Cfr. Luca 1, [34]Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo».

 

 

[10] Cfr. Luca 1, [35]Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. [36]Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: [37]nulla è impossibile a Dio».

 

 

[11]  NDR Notare il “secondo la Sua parola” e non la “tua”, come comunemente si dice nell’Angelus

 

 

[12] Cfr. Luca 1,[38]Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.

 

 

[13] NDR Da notare la delicatezza di Dio nei confronti della libera volontà dell’uomo, ma anche nei confronti della Vergine promessa sposa. Dio non rompe l’usanza ebraica che diceva di attendere un anno prima di diventare “una sola carne” e concepire un figlio. Questo riguardo permette anche una certa discrezione sulla “serietà” di Maria. Infatti anche se le chiacchiere ci sono state, perlomeno i tempi legali erano stati osservati. L’affrettato matrimonio che organizzerà poi Giuseppe cercherà di coprire (almeno in parte) questo concepimento avvenuto prima del vero matrimonio.

Cfr. Maria Valtorta op. cit. – Vol. I, 29. Dice Maria: “[…]Umiliandomi sino al profondo, ho vinto la superbia. Mi sono umiliata davanti a tutti. Non parlo della mia umiltà verso Dio. Questa è dovuta all'Altissimo da ogni creatura. L'eb­be il suo Verbo. La dovevo avere io, donna. Ma hai mai riflet­tuto quali umiliazioni dovetti subire, e senza difendermi in nessuna maniera, da parte degli uomini? Anche Giuseppe, che era giusto, mi aveva accusata nel suo cuore. Gli altri, che giusti non erano, avevano peccato di mormorazione verso il mio sta­to, e il rumore delle loro parole era venuto come onda amara a frangersi contro la mia umanità. […]”

 

 

[14] Cfr. Maria Valtorta, L'Evangelo come mi è stato rivelato, Vol. I, 17.8-11, ed. CEV. 


SEGUE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

5 thoughts on “NOVENA DEL SANTO NATALE alla luce delle rivelazioni a Maria Valtorta

    1. I file audio non c’erano ancora. Adesso, fra pochi giorni potrai trovare gli audio sul S. Natale nel Vangelo della prossima domenica. Cari auguri. Giovanna

       

  1. Dopo il secondo giorno di novena, cliccando sul tasto SEGUE, non si caricano i giorni successivi. che peccato!

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